Checklist CV: i 6 secondi che decidono se ti richiamano
Il tuo CV non lo scarta un algoritmo, lo scarta una persona di fretta. I 6 controlli dei primi secondi e gli errori che fanno buttare un curriculum.
Ogni settimana leggo curriculum per aziende che devono assumere. Non li legge un algoritmo: li leggo io, o il titolare dell’azienda, o chi si occupa del personale. E la prima scrematura dura pochi secondi.
Questa è la checklist che uso in quei secondi, prima ancora di decidere se un CV merita una lettura vera. Sono sei controlli. Se il tuo li supera, arrivi a chi legge con calma. Se non li supera, non è colpa di nessun robot.
Il tuo CV lo apre una persona, non un software
I software di selezione esistono davvero, si chiamano ATS, e nelle grandi aziende sono la normalità. Ma in Italia la stragrande maggioranza delle imprese è piccola o media, e nelle PMI chi apre il tuo curriculum è una persona in carne e ossa.
È una buona notizia e una cattiva insieme. La buona: non esistono parole magiche che ti salvano o ti condannano. La cattiva: quella persona ha altre venti cose da fare e altri quaranta CV nella cartella. Uno studio di eye-tracking molto citato (Ladders, 2018) misura una prima occhiata di circa sette secondi. Il numero esatto conta poco, l’ordine di grandezza è quello: pochi secondi.
Quindi la domanda giusta non è “come supero il filtro”. È cosa riesce a capire di me una persona di fretta, guardando la prima schermata.
La checklist dei 6 secondi
Sei controlli, tutti sulla prima schermata del CV. Se una risposta non c’è, chi legge non la va a cercare: passa al prossimo.
1. Il ruolo, scritto come nell’annuncio. Sotto il tuo nome ci va una riga sola: la posizione per cui ti stai candidando. Non “laureato in cerca di opportunità di crescita”, non un obiettivo di carriera lungo tre righe. Il ruolo. Se chi legge deve dedurre per cosa ti candidi, ha già perso due dei sei secondi.
2. Dove sei, e se puoi arrivarci. Città, e la tua disponibilità reale: trasferte, trasferimento, patente e auto se il lavoro le richiede. È uno dei motivi di scarto più stupidi che vedo: chi legge non capisce se sei raggiungibile e, nel dubbio, va avanti.
3. L’ultima esperienza, con dentro un numero. L’occhio ci finisce subito. Azienda, ruolo, periodo, e almeno una riga con un numero vero: quanti clienti seguivi, quanto fatturato, quante persone coordinavi, quanto hai fatto crescere qualcosa. Un numero concreto vale dieci aggettivi. “Ottime capacità organizzative” non dice niente, “gestivo 40 clienti attivi su tre province” dice tutto.
4. Le date leggibili, e i buchi spiegati in una riga. Mese e anno, sempre nello stesso posto, in ordine dal più recente. Se hai un buco di sei mesi o più, scrivilo e chiudi la questione: maternità, studio, un progetto che non è andato, la ricerca di lavoro dopo una chiusura. Il vuoto non spiegato fa molti più danni della cosa che stai evitando di scrivere.
5. Le parole dell’annuncio, non i tuoi sinonimi. Se l’annuncio dice “gestione clienti direzionali” e tu scrivi “customer care”, per te è la stessa cosa ma chi legge in fretta non fa il collegamento. Non stai imbrogliando nessuno: stai usando la lingua di chi ti deve capire. Questo significa anche che il CV va ritoccato per ogni candidatura seria, almeno nelle prime righe.
6. Contatti che funzionano. Telefono ed email in alto, un indirizzo email serio, e il link a un profilo aggiornato se ce l’hai. Attenzione a questo: se il tuo profilo online racconta una storia diversa dal CV, o ti chiamano per chiederti perché, o non ti chiamano affatto.
Gli errori che ti fanno scartare prima di essere letto
Il muro di testo. Paragrafi da otto righe: non li legge nessuno, nemmeno con le migliori intenzioni. Frasi corte, elenchi, spazio bianco.
Il CV identico per tutte le aziende. Si vede, e comunica una cosa sola: “mi candido ovunque”. Non serve riscriverlo da capo ogni volta, bastano il titolo del ruolo e le prime righe cuciti sull’annuncio.
La grafica che ruba spazio ai fatti. Le colonne colorate, le icone, la barra che dice “Inglese 80%”. Quella barra non significa niente per chi legge, e sta occupando lo spazio dove dovrebbe esserci scritto che hai lavorato due anni con clienti tedeschi. Lo spazio serve ai fatti.
I refusi. È l’unico errore di questa lista che non costa niente evitare, ed è quello che vedo più spesso. Una ricerca CareerBuilder ormai datata (2018, americana) contava più di tre recruiter su quattro che scartano un CV con errori di battitura o di grammatica, e nella pratica quel comportamento non è cambiato. Non è pignoleria: se non curi il documento con cui ti presenti, chi legge si fa un’idea di come curerai il lavoro. Rileggilo, e fallo rileggere a qualcun altro.
La prova che puoi fare stasera
Apri il tuo CV, dallo a qualcuno che non conosce il tuo lavoro e conta sei secondi. Poi chiudilo e fagli tre domande: che ruolo cerco, dove abito, dov’ero l’ultima volta.
Se non sa rispondere a tutte e tre, il CV va rifatto. Quasi sempre non serve aggiungere: serve togliere, e spostare in alto le tre cose che gli sono sfuggite.
E quando l’ATS c’è per davvero
Se ti candidi in una grande azienda o su un portale strutturato, un software probabilmente c’è. Le regole per non farti tagliare da lui sono poche e semplici: niente tabelle e niente colonne (i lettori automatici le smontano), niente testo dentro le immagini, un PDF normale salvato come Nome-Cognome-Ruolo.pdf, e le stesse parole dell’annuncio di cui sopra.
La cosa comoda è che sono le stesse cose che aiutano l’umano di fretta. Non devi scrivere due curriculum diversi: uno fatto bene funziona per entrambi.
Il dietro le quinte, se preferisci guardarlo
Questa checklist esce da quello che vedo dall’altra parte: chi apre i CV, con quanto tempo, e come si decide chi passa. Nel video l’ho raccontato per intero.
C’è anche una scorciatoia
Noi selezioniamo persone per le aziende: commerciali e venditori, customer care, operations, tecnici e altri ruoli. Lasciaci il tuo profilo: quando si apre una ricerca in linea con te, ti presentiamo noi all’azienda, con il tuo storico già raccontato bene. Per te è gratis, a pagarci è l’azienda. Il CV serve lo stesso, ma non finisce in una pila di quaranta.
Se il tuo campo sono le vendite, qui trovi cosa fa davvero un agente di commercio e come si trovano i mandati buoni. E se vuoi sapere cosa ti verrà chiesto dopo, queste sono le domande che le aziende fanno al colloquio.
Domande frequenti
Quanto deve essere lungo un CV?
Una pagina se hai meno di dieci anni di esperienza, due se ne hai di più. Non è una regola sacra, ma oltre le due pagine la seconda metà quasi nessuno la legge.
Serve mettere la foto sul CV?
In Italia è consuetudine e nessuno la considera un problema, ma non aggiunge quasi niente. Se la metti, che sia una foto sobria: lo spazio che occupa vale più dei fatti che potresti scriverci al posto suo.
Va bene mandare lo stesso CV a più aziende?
La struttura sì, le prime righe no. Il titolo del ruolo e la sintesi iniziale vanno adattati all’annuncio: è la parte che viene letta per prima, ed è quella che decide se il resto viene letto.
Se non mi richiamano, è perché il mio CV è brutto?
Non per forza. Spesso la posizione era già coperta, o cercavano un profilo diverso e non l’hanno scritto bene nell’annuncio. Ma se mandi molte candidature e non ti risponde nessuno, la prima cosa da guardare è la prima schermata del tuo CV.
Ogni settimana senza un sistema è una settimana persa