Perché il venditore che ti convince al colloquio spesso non è il migliore
Al colloquio il commerciale bravo a raccontarsi non è sempre quello che poi vende. È l'unico ruolo che al colloquio fa già il suo mestiere. Come non farti ingannare.
Il commerciale che ti conquista al colloquio è spesso quello che poi vende di meno. Ci ho messo qualche assunzione sbagliata a capirlo, e adesso te lo risparmio.
Il motivo è più semplice di quanto sembri, e una volta che lo vedi non lo puoi più ignorare.
L’unico ruolo che al colloquio è già in scena
Pensa a un colloquio qualsiasi. Un contabile non ti fa vedere come tiene la prima nota. Un magazziniere non ti sposta i bancali. Un tecnico non ti ripara niente.
Il commerciale, invece, al colloquio sta già facendo esattamente il suo mestiere: sta vendendo. E il prodotto che vende, in quel momento, sei tu.
Questo cambia tutto. Quando valuti un venditore parlando con lui, non stai osservando come lavorerà: stai assistendo alla sua migliore performance di vendita, quella preparata con più cura, sul cliente più importante che abbia in quel momento. Cioè te.
Il risultato è che tendi a scegliere chi si racconta meglio, non chi chiude meglio. E le due cose non coincidono quasi mai.
I tre tipi che al colloquio sembrano perfetti
Con gli anni ho imparato a riconoscere i profili che al colloquio brillano e sul campo si sgonfiano. Sono quasi sempre questi tre.
Il fenomeno della parlantina. Parla benissimo, ti riempie di aneddoti, ha una risposta pronta per tutto. Ma se ci fai caso, è tutto generico: nessun numero verificabile, nessun dettaglio che potresti controllare. Suona come un venditore. Non è detto che venda.
Quello con la scusa perfetta. Ogni cliente perso, nella sua storia, ha una colpa esterna: il prezzo troppo alto, il prodotto acerbo, i lead scarsi, il marketing che non lo supportava. Mai una decisione sua, mai un suo errore. In vendita, chi non si assume mai una responsabilità non impara mai, e ti rifarà gli stessi errori a spese tue.
Quello dei numeri tondi. “Facevo 100.000 al mese.” “Chiudevo il 50% dei preventivi.” Cifre sempre rotonde, sempre alte, mai contestualizzate. Che prodotto era? Che ciclo di vendita? Che mercato? Un venditore vero i suoi numeri li conosce nel dettaglio, con le imperfezioni. Chi te li dà tutti tondi, spesso te li sta arrotondando.
Non sto dicendo che chi parla bene sia da scartare. Sto dicendo che la parlantina, da sola, non è una prova. E il colloquio tradizionale misura quasi solo quella.
La domanda che smaschera: cosa ha fatto, non cosa farebbe
La difesa più semplice, e la uso a ogni colloquio, è cambiare tipo di domanda.
Le ipotesi si recitano. “Come gestirebbe un cliente difficile?” è un invito a darti la risposta da manuale (“ascolto, empatizzo, trovo una soluzione”). Chiunque la sa.
I fatti no. “Raccontami l’ultimo contratto che hai chiuso: come sei arrivato al cliente, cosa è andato storto, come lo hai recuperato.” Su una storia vera, chi ha davvero fatto quel lavoro entra nei dettagli senza fatica. Chi ha solo studiato la parte si perde, diventa vago, cambia discorso.
Stessa cosa sui clienti persi. “Raccontami un cliente che hai perso e perché.” Chi si prende una parte della responsabilità è più credibile di chi dà sempre la colpa a qualcun altro.
La prova pratica: dieci minuti valgono più di un’ora di chiacchiere
Qui si gioca davvero. Al colloquio il commerciale vende sé stesso; mettilo a vendere qualcos’altro, davanti a te, e vedi chi è.
Bastano dieci minuti e una di queste tre prove:
- Il roleplay. Gli dai un tuo prodotto e gli chiedi di vendertelo. Guarda una cosa sola: parte a spiegare, o prima ti fa domande? Chi vende bene scava, non recita una scheda.
- La telefonata a freddo simulata. Fingi di essere un contatto che non aspettava la sua chiamata. Come apre? Come reagisce a “guardi, non mi interessa”? Molla al primo no o resta in partita con garbo?
- L’obiezione secca. Digli “costa troppo”. Chi non sa vendere ti offre subito uno sconto. Chi sa vendere prima capisce perché lo dici.
In dieci minuti così vedi la differenza tra chi racconta e chi fa. Il candidato che al colloquio sembrava perfetto, messo alla prova, a volte si spegne. E quello più ruvido, che non aveva preparato il discorsetto perché era in giro a chiudere contratti, ti sorprende.
In sintesi
La parlantina non è un difetto: comunicare bene, in vendita, serve eccome. Ma da sola non ti dice se quella persona porterà fatturato. Il resto va cercato apposta, con le domande giuste e una prova concreta.
Le sette domande che faccio a ogni colloquio, una per ogni tipo di venditore che negli anni mi ha fregata, le ho raccolte qui: i 7 commerciali che ho assunto, così tu eviti i miei errori.
Ogni settimana senza un sistema è una settimana persa